I care

Sono due parole semplici, ma contengono un impegno enorme. Mi importa, mi riguarda, non mi volto dall’altra parte. Significano che quello che accade ai nostri ragazzi non è qualcosa di lontano, non è un problema solo delle famiglie, solo della scuola o solo degli specialisti. È qualcosa che riguarda tutti noi.

“I care” vuol dire scegliere di esserci. Vuol dire accorgersi di una fragilità prima che diventi silenzio, ascoltare prima di giudicare, tendere una mano prima che qualcuno debba chiederla.

E questa sera nasce proprio da qui: dal desiderio di dire, insieme, che il benessere dei giovani ci sta a cuore. Che le loro paure, le loro ansie, le loro solitudini non devono restare invisibili. E che una comunità vera si riconosce anche da questo, dalla capacità di prendersi cura dei suoi ragazzi.

Grazie davvero a tutti voi per essere qui. Questa doveva essere, ed è, una festa d’estate: un momento di incontro, di amicizia, di bellezza, di leggerezza. Ma quest’anno ho sentito il bisogno di dare a questa serata anche un significato più profondo.

Il contributo raccolto questa sera sarà interamente devoluto alla Fondazione Massimo Guccione, a sostegno di un progetto dedicato ai ragazzi, al loro benessere emotivo e alla prevenzione del disagio giovanile.

Questa sera non siamo qui per parlare del dolore, ma per provare a trasformarlo in qualcosa di utile, concreto, vivo.

Siamo qui perché oggi tanti ragazzi attraversano momenti difficili che spesso non riescono a raccontare.
Vivono ansia, solitudine, fragilità, senso di inadeguatezza, pressione scolastica, difficoltà nelle relazioni, paura di deludere, paura di non essere abbastanza. E molto spesso tutto questo resta nascosto dietro un sorriso, dietro un telefono, dietro una frase detta in fretta: “Va tutto bene”.

Ma non sempre va tutto bene.

E allora credo che il punto sia proprio questo: imparare a guardare meglio, ascoltare meglio, esserci di più.

Da questa consapevolezza nasce l’iniziativa che vogliamo sostenere. Un progetto che stiamo costruendo con The Cambridge School Monopoli e con lo Studio polispecialistico Ali e Radici, e che sarà rivolto agli studenti.

L’idea è semplice, ma importante: offrire ai ragazzi strumenti di ascolto, prevenzione e supporto. Creare uno spazio in cui possano sentirsi accolti, accompagnati, aiutati a riconoscere le proprie emozioni, le proprie difficoltà e anche le proprie risorse.

Perché il benessere dei giovani non può essere affidato al caso. Non può dipendere solo dalla sensibilità di una singola famiglia, di un singolo docente o di un singolo amico. Deve diventare una responsabilità condivisa.

La scuola, le famiglie, i professionisti, le istituzioni, il territorio: tutti dobbiamo sentirci parte di una rete. Una rete che non giudica, ma ascolta. Che non minimizza, ma comprende. Che non aspetta l’emergenza, ma prova a prevenire.

Spesso diciamo che i giovani sono il futuro. È vero. Ma prima ancora sono il presente. Sono qui, adesso. E hanno bisogno di adulti credibili, attenti, presenti. Non perfetti, ma presenti.

Questa iniziativa non ha la pretesa di risolvere tutto. Sarebbe presuntuoso dirlo. Però vuole essere un inizio. Un primo passo concreto. Una risposta piccola, forse, ma reale. E le cose reali, quando nascono da una comunità che si muove insieme, possono generare cambiamento.

Per questo vi ringrazio. Perché essere qui questa sera significa partecipare a qualcosa che va oltre una donazione. Significa dire: anche a me sta a cuore. Anche io voglio fare la mia parte. Anche io credo che davanti alle fragilità dei ragazzi non si debba restare immobili.

Mi piacerebbe che questa serata fosse ricordata non solo come una bella festa, ma come l’inizio di un impegno comune.

Un impegno fatto con delicatezza, con rispetto, con responsabilità. Un impegno per costruire intorno ai nostri ragazzi una comunità più attenta, più umana e più capace di ascoltare.

Perché nessun ragazzo dovrebbe sentirsi solo nel momento in cui ha più bisogno di essere visto.

Grazie al contributo di tutti, abbiamo raccolto € 11.045,00: una cifra importante, ma soprattutto il segno concreto di una comunità che ha scelto di ascoltare, sostenere e prendersi cura dei suoi ragazzi.

Marina